A Giuseppe Scalarini. L’infinito viaggio di una matita al chinino

A cura di Monica Bianchi, prefazione di David Messina
Data di pubblicazione 2013
Collana C’Art
20 x 20 – Pagine 293 – Illustrato – Euro 40,00
ISBN 978-88-95354-19-4

Risorge il Merlin Cocai nella città narcotizzata, che non ha più fede nelle cose, nelle idee, negli uomini. L’oppio che certi partitanti di ieri e di oggi le hanno propinato – e non per signoreggiarla, poiché troppo somari e fiacchi, ma per sfruttarne l’etichetta nelle occasioni di parata – ha spento ogni entusiasmo sincero, ogni sentimento virile, ogni impulso generoso e altruistico.

Giuseppe Scalarini, Merlin Cocai, 20 settembre 1903

È un volume edito per ricordare, o far conoscere, la vicenda artistica e umana di Giuseppe Scalarini (Mantova 1873-Milano 1948). Con la visione diretta del suo archivio, ma anche alla luce dell’inedita trascrizione del Diario e delle lettere di Ivanoe Bonomi, nonché attraverso il contributo di importanti studiosi, il volume ricostruisce la sua intensa attività di giornalista/disegnatore. Scalarini era molto noto ai suoi tempi per la collaborazione con riviste prestigiose italiane e straniere quali il Fliegende Blätter di Monaco e il Lustige Blätter di Berlino. Inizialmente a Mantova aveva fondato con Dante Bianchi il celebre Merlin Cocai e con Ivanoe Bonomi e Giovanni Zibordi il giornale “La Terra”. Tuttavia la consacrazione arriverà a Milano con L’Avanti dove, dal 1913 al 1926, realizza oltre 3700 caricature. A causa delle sue vignette satiriche, sempre in favore delle masse più povere, è costretto a subire violente aggressioni, processi, confino, campo di concentramento, divieto di firmare qualsiasi lavoro anche di natura non politica. Per la censura fascista la scala unita alla parola in corsivo “rini” smette di comparire ma vengono realizzati in quegli anni La storia di Miglio (1933, con il nome della figlia Virginia Chiabov), avventure scritte e disegnate di un bambino piccolo come un grano di miglio, Le mie isole, pubblicato solo nel 1962 dal critico Mario De Micheli. Il suo è un umorismo di denuncia, graffiante e amaro; tuttavia concepisce con successo pubblicità (Cirio, La Rinascente, Borsalino), fumetti per ragazzi a colori, giochi, e pubblica una moltitudine di articoli come giornalista. Ripercorrere la vita e gli ideali di Scalarini consente di prendere consapevolezza del suo essere contro non solo il regime repressivo, ma anche il “regime” culturale, alimentare e fiscale. Per alcuni versi, come ai suoi tempi, anche noi dovremmo combattere contro avversità cicliche oppure perenni: la guerra che sempre colpisce i ceti più indifesi, la violenza che chiama violenza e gli interessi economici che guidano le scelte di chi governa. A Giuseppe Scalarini. L’infinito viaggio di una matita al chinino permette il recupero della memoria collettiva perché, come direbbe Marc Bloch, diviene un punto di riflessione importante per ogni società, in quanto la conoscenza approfondita del passato può risolvere meglio i problemi del presente. E non è un caso che papa Francesco e il filosofo Zygmunt Bauman – nell’incontro “Sete di Pace” del settembre 2016 svoltosi ad Assisi – abbiano parlato dell’equa distribuzione dei frutti della terra e del lavoro, di imparare a rispettare lo straniero, il migrante, quali persone che vale la pena ascoltare, di cultura del dialogo che deve essere anche al centro dell’educazione.

Il medesimo accorato appello per il risorgere di un illuminante Sole dell’Avvenire rivolto, più di settant’anni fa, dal pacifista Giuseppe Scalarini.

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